Prevenzione prenatale: un fattore di stress di Sylvie Viaux-Savelon

Vincitrice 2006 Prevenzione prenatale: un fattore di stress
Nata nel 1974 a Boulogne (Hauts-de-Seine), Sylvie Viaux ha iniziato a riflettere sui disturbi dei legami madre-figlio nel post-parto in occasione di un corso in Togo: « È in questo paese d'Africa che li ho notati per la prima volta, sotto forma dell'incapacità per alcune madri di allattare i loro piccoli, provocando in tal modo la denutrizione ».
Oggi, nel contesto della sua tesi di dottorato, questa pedopsichiatra dell'ospedale della Pitié-Salpêtrière mette in rapporto i disturbi delle interazioni fra la madre e il bambino da un lato ed il controllo ostetrico regolare delle gravidanze, dall'altro e spiega: « Il 10-15% delle donne senza fattori di rischio è confrontato a un sospetto di malformazione nel quadro delle ecografie di depistaggio prenatale, diagnosi non confermata in seguito ».
Questi esami sono certamente utili, riconosce la giovane pedopsichiatra, perché consentono la presa in carico precoce di alcune malformazioni. Ma sono anche molto ansiogeni. Mentre « non viene intrapreso nulla sul piano psichico per accompagnare queste donne », constata Sylvie Viaux, « e sappiamo oramai che l'ansia non si dissolve dopo il parto, ivi compreso quando il bambino è perfettamente sano ».
Il rischio di una malformazione comporta « la sospensione dell'investimento affettivo e relazionale del bambino da parte della madre. Questo disinvestimento prosegue al di là della gravidanza », aggiunge. Al punto che nei casi più gravi, alcune madri devono essere seguite in pedopsichiatria con il loro bambino.
« Non si può regolare tutto con gli ansiolitici », si inquieta Sylvie Viaux, « occorrerebbe invece facilitare il legame fra le equipe di cura in prenatale e postnatale ». È appunto l'obiettivo che si è fissata per il suo lavoro di ricerca.