Laetitia Piwowarczyk, puericultrice

Atopia: « È possibile agire dalla maternità » 
Dirigente sanitario in ginecologia-ostetricia e puericultrice, Laetitia Piwowarczyk lavora attualmente alla maternità del centro ospedaliero di Saint-Quentin, nell’Aisne.
Che cosa avete appreso sull'atopia?
Ho innanzitutto constatato che le nozioni in gioco nell'atopia erano divenute molto più complesse di una decina di anni fa, quando lavoravo ancora in pediatria: allergie incrociate, reazioni alimentari, ecc. Anche in Maternità, siamo sempre più confrontati al problema delle pelli secche. Tentiamo di rispondere a ciò in vari modi, con l'applicazione di crema sulla pelle dei neonati (su prescrizione medica) e con l'uso di oli da bagno e di massaggio. Consigliamo anche alle mamme di proporre regolarmente acqua da bere ai loro bimbi, il che stimola la traspirazione e quindi l'idratazione degli strati superficiali della pelle.
Ma la maternità di Saint Quentin non ha uno specialista in dermatologia. Sono stata quindi lieta a Milano di imparare « astuzie » concrete per lottare contro l'atopia. I medici italiani considerano per esempio che la temperatura del bagno - di durata piuttosto breve - non dovrebbe superare i 36°C. Hanno anche calcolato che un mezzo centimetro di crema sul dito permette di idratare una superficie corrispondente alla palma della mano del bebè. Questo costituisce un buon punto di riferimento, più preciso della nozione di « nocciola » di crema che noi usiamo abitualmente! Infine i massaggi, tramite la stimolazione tattile che implicano, sembra costituiscano un valido modo di ridurre l'atopia. Tanto meglio per la maternità di Saint-Quentin dove poniamo l'accento sul massaggio dei neonati!
Tutto questo mostra che nella lotta contro l'atopia è possibile agire dalla maternità.
Che cosa le è rimasto della visita della clinica ostetrica e ginecologica Mangiagalli ?
Sono stata sorpresa dalla brevità del ricovero post-parto: 48 ore in media per un parto per via naturale, di cui a volte 24 ore passate su una barella prima che si liberi un posto nel reparto, ci hanno spiegato le ostetriche italiane. Dopo un cesareo, il soggiorno dura quattro giorni. Alla maternità di Saint-Quentin il ricovero post-parto dura tra quattro a sei giorni!
Certo, questa maternità milanese realizza 7000 parti all'anno, una cifra considerevole. Ma come trasmettere alle giovani mamme in così poco tempo le cure della toletta del bebè o i gesti dell'allattamento? È stata messa in servizio una linea telefonica, Pronto Mamma, per rispondere alle domande delle giovani mamme dopo la dimissione dal reparto. Ciò potrebbe ispirare alcune delle nostre riforme, come il progetto delle "case della nascita" in Francia, anche se in questo campo noi abbiamo piuttosto una cultura visiva, dimostrativa.
Che cosa ha pensato delle attrezzature delle strutture visitate?
I locali della clinica dermatologica di Milano somigliano curiosamente ai nostri vecchi ospedali a padiglioni, oggi distrutti o assegnati ad altri usi. Il legno vi è ancora presente, mentre noi privilegiamo materie più facili da pulire e trattare.
Quanto all'ospedale pediatrico, mi è sembrato ben strutturato, accogliente, pensato per il bambino. Ad ogni ala corrisponde un animale di riferimento. Le infermiere portano bluse colorate e pantaloni a righe o a grossi pois che rompono con la tenuta ospedaliera convenzionale, con il suo bianco che fa un po' paura. Ma come in Francia, la mancanza di personale è manifesta!
In genere, la segnaletica mi è sembrata meglio concepita che negli ospedali francesi: così, al pronto soccorso, le frecce indicano l'ordine di priorità in cui i pazienti saranno presi in carico.