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Frédérique Teurnier, ostetrica

Frédérique Teurnier

 Il percorso della nascita: « un lavoro di riflessione collettiva » 

Presidente del Collegio nazionale delle ostetriche, Frédérique Teurnier esercita presso la maternità parigina delle Diaconesses e in libera professione.

Come si svolge il percorso della nascita in Italia?

Il percorso della nascita designa il controllo e la presa in carico delle donne dall'inizio della gravidanza fino al parto e al post-parto. Questo percorso è in sé piuttosto classico in Europa, ma alla clinica Mangiagalli (in effetti una maternità pubblica) che abbiamo visitato a Milano, presenta due caratteristiche interessanti. Da un lato, l'insieme del percorso ha luogo nella clinica stessa, in cui tutta l'equipe è riunita (levatrici, medici ostetrici). In Francia invece una parte del percorso, come il controllo post-parto, è effettuata molto spesso al di fuori della maternità.

D'altra parte, l'accento è posto sulla preparazione alla parentalità e sulla sensibilizzazione all'allattamento materno. Abbiamo assistito a un incontro tra giovani mamme: la conversazione toccava su vari soggetti: allattamento, svolgimento del parto... Si sentiva allora un vero lavoro di riflessione collettiva, e in più in locali gradevoli e bene attrezzati!

Che dire del lavoro delle ostetriche in Italia?

Non esistono differenze notevoli tra Francia e Italia nell'organizzazione o nelle competenze delle ostetriche, almeno per quanto riguarda il contesto del lavoro ospedaliero. Le operatrici italiane hanno comunque competenze più larghe delle francesi, per esempio nella prescrizione di alcuni esami, pur essendo pagate di meno! D'altra parte le ostetriche in Italia sono meno numerose poiché la natalità è molto bassa (8,36 ‰ nel 2008 secondo CIA World Factbook), particolarmente a Milano. Il problema a questo riguardo non è tanto la presa in carico della gravidanza quanto le forme di custodia; sembra complicato e socialmente poco bene accetto di lavorare mentre si allevano i figli. Essendo Milano una città di affari, molte donne sembrano aver optato per la continuazione del lavoro.

Che cosa avete imparato riguardo alla presa in carico dell'atopia?

Nel quadro dei corsi di rieducazione postnatale che effettuo in libera professione, vengo interrogata spesso sull'atopia dei bebè, in particolare sugli aspetti alimentari, oltre che sulla prevenzione possibile durante e dopo la gravidanza (in verità, se essa esiste non la conosciamo ancora). Sappiamo ormai che l'allattamento materno non mette il bimbo al riparo dall'atopia.

Gli Italiani che abbiamo incontrato a Milano hanno una visione che sembra diversa dalla nostra, in particolare sull'età auspicata per la diversificazione alimentare. Colto e brillante, il Professor Carlo Gelmetti conosce evidentemente molto bene il soggetto. Quanto al calendario dell'atopia, utilizzato alla clinica dermatologica di Milano, è un buono strumento pedagogico, di semplice utilizzazione. Sono stata impressionata dal fatto che questa maternità coniuga un'attività molto avanzata in materia di ricerca con la preoccupazione dell'accessibilità per tutti.